Osteonecrosi del cavo orale

Si stima che in Italia vi siano circa 3.5 milioni di donne e 1 milione di uomini affetti da osteoporosi con le conseguenti terapie anti-osteoporosi che in quanto tali, comunemente hanno effetti collaterali sul paziente. Tra questi, quello che crea maggior preoccupazione, è la Osteonecrosi delle ossa del cavo orale. E’ una forma infiammatoria dell’osso “osteomielite” quasi sempre causata da infezione batterica. L’incidenza varia in funzione della situazione clinica del soggetto ma anche in base al tipo di “bifosfonato” utilizzato. Il picco si raggiunge in caso di soggetti oncologici curati con amino-bifosfonato in cui la terapia è fatta con dosaggi estremamente alti . I casi degenerativi in osteonecrosi avvengono tra pazienti sottoposti ad interventi sul cavo orale con esposizione del tessuto osseo alveolare: estrazioni dentarie, interventi parodontali invasivi, implantologia.

Cosa fare in caso di paziente in terapia con bifosfonati per l’osteoporosi che deve affrontare intervento chirurgico odontoiatrico? Il legame fra queste molecole e il rischio di necrosi dei mascellari è stato trattato in maniera approfondita. In ambito oncologico, questa classe di farmaci è indicata per una serie di pazienti particolarmente delicati, ovvero i portatori di lesioni focali ossee, metastasi in particolare. Questi casi, solitamente, richiedono somministrazione endovenosa a dosaggi estremamente elevati; ciò è particolarmente importante se tenuto in considerazione che più del 90% dei casi di osteonecrosi documentati, abbiano interessato pazienti trattati per endovena. Per quanto non esistano protocolli univoci riguardanti i soggetti in terapia endovenosa con bifosfonati, si rileva una sostanziale concordanza nel controindicare le terapie elettive, implantologia su tutte.

Una raccomandazione di base per il paziente è quella di rivolgersi a professionisti che possano interfacciarsi con i medici curanti. Rivolgendosi all’odontoiatra si potranno individuare i potenziali foci tossinfettivi e prevenire, idealmente, la maggior parte delle complicanze. Nonostante tutte le precauzioni, l’odontoiatra deve valutare tutte le eventuali problematiche che possono insorgere durante il percorso clinico. Determinante, è il periodo della terapia (la sua durata nel tempo) e la valutazione di altri fattori di rischio. Se in un paziente osteoporotico in trattamento con amino-bifosfonato per 3 o 4 anni, accertato un ulteriore fattore di rischio, è consigliabile sospendere l’assunzione del farmaco in previsione della chirurgia orale almeno 2 o 3 mesi prima e riprendere dopo la guarigione ossea. Se,invece, il paziente fosse in terapia anti-osteoporosi con un non-amino bifosfonato, non serve sospendere la terapia in quanto non è nota l’associazione di questa categoria farmacologica con la osteonecrosi delle ossa del cavo orale.